NapoliOpera
Nel 1981 nasce a Napoli il gruppo dei “Popularia” – formazione influenzata sia dal jazz che dal rock e fortemente legata alle tradizioni della nostra terra.
In pratica si trattava di uno dei primi esperimenti di “fusione” fra i vari generi che in seguito, assumerà tante definizioni: World Music, etno-Jazz, Musica etnica e quanto altro potrebbe servire, a definire un genere misto e inclassificabile, derivato dall’apertura verso le altre culture caratteristico di questa epoca globale.
La peculiarità di questo gruppo era la presenza di ben due “plettrist” (Mandolino, Mandola, Mandoloncello etc.) affiancati ad una delle formazioni classiche, di quello che all’epoca veniva chiamato Jazz-Rock e che consisteva in: Chitarra, Basso, Tastiere e Batteria.
Il gruppo inizia presto a farsi conoscere nell’ambiente Jazzistico e parajazzistico al punto che nel 1983 arriva a suonare al festival Jazz di Montreaux, riscuotendo un largo consenso sia di pubblico che di critica.
All’iter normale di tutti i gruppi (dischi, concerti, ecc. ), i Popularia, grazie alle loro “doti” strumentali, aggiungono le collaborazioni con altri artisti interessati all’originalità del loro Sound: Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Toni Esposito, James Senese, Edoardo De Crescenzo, Buonocore, Gragnaniello, Billy Cobham, Don Moye etc…, fino ad arrivare alla costituzione dell’Orchestra Italiana nel 1992.
Pochi sanno infatti che l’orchestra voluta da Arbore nasce appunto intorno a questo nucleo base (che nel frattempo si era arricchito con l’aggiunta del percussionista Peppe Sannino).
È qui che comincia la nostra storia.
Infatti dopo il primo periodo in cui l’orchestra si cimenta nella riproposta di canzoni napoletane riviste in chiave moderna secondo la lezione Carosoniana, con grande esposizione delle capacità strumentali dei suoi partecipanti (che porterà ad esempio i tre mandolinisti ad essere invitati da un certo Ray Charles a partecipare ad un suo disco).
L’Orchestra italiana per volere di Arbore man mano tenderà ad un suono più “televisivo“, quasi da cornice alle voci soliste e ai Talk dello stesso Arbore, secondo una formula da lui sperimentata con successo fin dai tempi di “Quelli della notte“.
Ovviamente questa condizione cominciava a stare un poco “stretta” ai Popularia che pur condividendo le scelte editoriali del suo principale, tuttavia non poteva dimenticare di essere soprattutto un gruppo di Musicisti.
Nasce quindi l’esigenza di fondare un gruppo “satellite” che sviluppasse il discorso iniziale dell’Orchestra Italiana: valorizzare la cultura musicale Partenopea, non soltanto quella ristretta alla canzone classica che prendeva forma verso la fine del 1800, ma anche quella Popolare dell’entroterra campano sempre rivista con occhio moderno. Inoltre ci si proponeva di stimolare i giovani autori verso la composizione di opere e di canzoni che potessero essere interpretate come la continuazione di quella tradizione.
Storia più recente
Nel 1999 Massimo Volpe, Michele Montefusco, Peppe Sannino, Gennaro Petrone, Roberto Ciscognetti, Massimo Cecchetti e Salvatore Esposito, componenti l’Orchestra Italiana voluta da Renzo Arbore, decidono, pur continuando a farne parte, di seguire in maniera autonoma un nuovo percorso artistico che affondi sì le radici nell’immenso e straordinario patrimonio della musica partenopea, ma che tenga soprattutto conto delle esperienze professionali acquisite nel corso degli anni attraverso gli studi, le collaborazioni artistiche, gli scambi culturali ed innumerevoli esibizioni in Italia e all’estero.
Nasce quindi “NapoliOpera” dall’incontro dei Popularia con Gianni Conte (cantante e sostituto di Eddy Napoli nell’Orchestra Italiana).
A questa formazione si aggiungeranno in seguito Elia Rosa, Sassofonista amico da sempre dei Popularia e loro collega con Toni Esposito e con Pino Daniele, e la cantante Brunella Selo. Qualche anno dopo i due cantanti lasceranno la formazione per intraprendere strade personali ed Elia Rosa purtroppo venne stroncato da un brutto male.
Entrarono in formazione quindi Barbara Buonaiuto (voce solista che aveva sostituito nell’Orchestra Italiana la prima cantante Francesca Schiavo) e Rino Borriello ai sax (altra vecchia conoscenza dei Popularia).
I loro concerti, in cui si avverte fortemente lo spirito passionale e popolare della tradizione musicale napoletana, che rimane inalterato anche quando si odono sonorità di altre culture, sono un omaggio alla “Canzone Napoletana“, frutto nel tempo di collaborazioni individuali e di gruppo, con artisti quali Roberto Murolo, Enzo Gragnaniello, Pino Daniele e tanti altri, fino all’Orchestra Italiana di Renzo Arbore.
La formazione
Barbara Buonaiutovoce, cori
Massimo Volpetastiere, cori
Michele Montefuscochitarre, cori
Peppe Sanninopercussioni, cori
Gennaro Petronemandolini, voce
Roberto Ciscognettibatteria
Massimo Cecchettibasso, cori
Salvatore Espositomandolino

Rino Borriello
sassofonista
Discografia
Due album all’attivo:
- 1984 – POPULARIA / 1985 – BARRA con il remix utilizzato come sigla dei mondiali di calcio 1990.
- 1992 – Il gruppo al completo entra a far parte dell’ Orchestra Italiana di Renzo Arbore, diventandone l’ossatura principale.
Con Arbore realizzano 6 album ottenendo 10 dischi di platino:
- 1992 – “Napoli punto e a capo”.
- 1993 – “Napoli due punti e a capo”.
- 1995 – “Napoli punto esclamativo” (The international uei).
- 1996 – “Pecchè nun ce ne jammo in America”.
- 1998 – “Suds”.
- 2006 – “Live at the Carnegie Hall”.
La band vanta il primato del giro del mondo; citiamo solo alcune tournée:
New York (Madison Square Garden); Mosca (Piazza Rossa); Parigi (Olimpia); Toronto (Skydome).
Video
Lo spettacolo
Il concerto dei NapoliOpera è un omaggio alla “Canzone Napoletana” filtrata attraverso le esperienze di collaborazioni con artisti quali Murolo, Gragnaniello, Pino Daniele e tanti altri, fino all’Orchestra Italiana di Renzo Arbore .
Nel repertorio grandi classici come: “Voce ‘e notte“, “I’ te vurria vasà“, “Era de Maggio“, “Maria Marì“, “Mandulinata a Napule“; poi le chitarre e i mandolini (sorretti dalla coinvolgente ed incalzante sezione ritmica delle percussioni, del basso e della batteria), danno vita a quelle inconfondibili danze popolari e travolgenti che vanno sotto il nome di “tarantelle”; le belle voci soliste, le contaminazioni timbriche delle tastiere e del sax, i cori (a volte soavi a volte prorompenti) vengono così, trascinati in un vortice di passioni e allegria.
Poi ancora brani come: “Donna Cuncè” (Pino Daniele), “Nun te scurdà” (Almamegretta), le cui interpretazioni rispecchiano pienamente la tradizione, senza perdere il loro spirito passionale e popolare.
Il concerto prevede anche una particolare versione di “Tammurriata nera” e poi ancora “Pigliate ‘na pastiglia” e “Maruzzella” di Renato Carosone, “‘O sarracino” nella versione cantata dall’amico e artista scomparso Beniamino Esposito, fino all’immancabile omaggio a Renzo Arbore con brani come “Luna Rossa“, etc …
Durata del concerto: circa 2 ore


